Aneddoti

 

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Un uomo di fede

 

Nascosto sotto il letto

 

 

La conversione di nonno Badinguet

 

La gioia del dare

 

La mia abitudine

 

La mula drogata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* Un uomo di fede

 

 

“ Quant’è grande la bontà che tu riserbi a quelli che ti temono,

e di cui dai prova in presenza dei figli degli uomini,

verso quelli che si confidano in te!”

Salmo 31:19

 

 

Giorgio Muller (1806-98) è quell’uomo di Dio noto per aver fondato parecchi orfanotrofi e così accolto migliaia di bambini che la grande città di Londra lasciava che si trascinassero nei quartieri più poveri o alloggiava nelle sue prigioni.

 

Egli non disponeva personalmente di nessuna risorsa: la sua fede contava sui doni che Dio gli mandava sempre al momento opportuno in risposta alle sue preghiere.

 

Ecco che una mattina non rimane più denaro nelle casse di uno degli orfanotrofi e nelle sue cucine non c’è la minima provvista.

 

Fiducioso, nonostante tutto, Muller scende nel refettorio: “I bambini erano seduti al loro posto, annota nel suo quaderno, sulle tavole c’erano i piatti e le scodelle, ma tutti i piatti erano vuoti”.

 

In piedi, in mezzo ai ragazzi, Muller ringrazia Dio per quello che vorrà dare loro.

 

Mentre sta terminando la sua preghiera, bussano alla porta: è un suo vicino, il fornaio; non ha potuto dormire e, per tutta la notte, ha pensato che gli orfani avrebbero avuto bisogno di pane; così ne porta.

 

Appena uscito costui, arriva il lattaio che dice: “L’assale del mio carro che impiego per la consegna a domicilio del latte si è rotto proprio davanti alla vostra casa. Devo scaricarlo per farlo riparare. Potete utilizzare questo latte?”.

 

“Nessuno di quelli che sperano in te sarà confuso”

 

 

 

tratto dal calendario “Parole di vita” 4/2000      (Torna all'inizio)

 

 

 

 


*Nascosto sotto il letto

 

“Signore, tu mi hai esaminato e mi conosci.

Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo,

tu comprendi da lontano il mio pensiero.

Tu mi scruti quando cammino e quando riposo,

e conosci a fondo tutte le mie vie”

Salmo 139:1-3

 

 

La scena si svolge in Brasile.

Un ladro si è introdotto una sera in una casa .

Udendo del rumore rapidamente si acquatta sotto un letto.

Con vero terrore si rende conto che tutti i membri della famiglia si sono radunati nella camera dove è nascosto.

Ed ecco che il padre si siede proprio su quel letto, prende un libro e ne legge una pagina davanti alla famiglia riunita.

Sono delle parole magnifiche, mai il nostro ladro ne ha udite di simili.

Terminata la lettura, tutta la famiglia si inginocchia per pregare.

Il padre sembra indirizzarsi a un amico presente.

Mai il nostro uomo avrebbe pensato che si potesse parlare a Dio con tanta fiducia e libertà.

Poi la famiglia si ritira e la casa diventa silenziosa, ciascuno si è addormentato.

Allora l’intruso striscia fuori dal suo nascondiglio e, ancora tutto tremante, lascia precipitosamente la casa senza portar via null’altro che….il misterioso libro nero rimasto sul tavolo.

E’ una Bibbia, ed egli si mette a leggerla con assiduità.

Mano mano che avanza nella lettura, una convinzione si fa strada in lui: il segreto della vera felicità è contenuto proprio in quel libro!

Trascorre qualche mese, e un giorno egli si avvicina a Dio per mezzo di Gesù Cristo, gli confessa i suoi peccati  e ne ottiene il perdono.

Che cosa gli rimane da fare?

Riportare la preziosa Bibbia ai suoi proprietari raccontando loro la storia della sua conversione.

Allora, in quella stessa camera in cui si era nascosto qualche mese prima per rubare, entrambi inginocchiati, il padre  di famiglia e l’ex ladro ringraziano insieme il Signore per aver fatto di loro dei fratelli in Cristo.

 

tratto dal calendario “Parole di vita” 6/2000      (Torna all'inizio)

 

 


*La conversione di nonno Badinguet

 

 

“Getta il tuo pane sulle acque,

perché dopo molto tempo lo ritroverai”

Ecclesiaste 11:1

 

 

 

Era un curioso personaggio.

Abitava nel mio stesso quartiere e non mi stancavo, fin dalla mia infanzia, di osservarlo.

Tutti lo chiamavano “il nonno Badinguet”.

Era solo e abitava in una buia catapecchia.

Da molto tempo non faceva nessun tipo di lavoro e non era chiaro come facesse a vivere.

Era manifestamente un non credente.

Non lo si era mai visto andare in un luogo di culto.

La domenica mattina, in piedi davanti alla sua porta, guardava passare la gente che si recava in chiesa e sorrideva con aria un po’ ironica.

Un vicino credente, che aveva circa la sua età, si sentì un giorno impietosito da quest’uomo, e disse: “Il povero nonno Badinguet… non vuole sentir parlare di Dio, ma bisognerà che lo incontri”.

A volte s’intratteneva con lui, e dopo qualche banalità, gli parlava della salvezza della sua anima.

L’altro rispondeva con un sorriso piuttosto… schernitore.

Tuttavia quel vicino non cessava di pregare per lui.

Un giorno, il credente morì, e in quell’occasione nonno Badinguet fece ciò che non aveva mai fatto: andò al funerale.

Almeno questo gli era pur dovuto!

L’Evangelo fu presentato nella sua semplicità, ma anche in tutta la sua solennità, e in quell’occasione l’indifferenza del vecchio fu vinta.

Qualche giorno più tardi egli dava il suo cuore a Gesù.

“Molto può la supplicazione del giusto” (Giacomo 5:16)

“Vi sarà in cielo… allegrezza per un solo peccatore che si ravvede” (Luca 15:7)

 

 

 

 

tratto dal calendario “Parole di vita” 6/2000     (Torna all'inizio)

 


*La gioia del dare

 

 

“Chi ha pietà del povero presta al Signore,

che gli contraccambierà l’opera buona”

Proverbi 19:17

 

 

Si racconta di un prigioniero che trovandosi in un campo di deportazione, vide una donna tanto affamata, la quale giaceva per terra ed era vicina alla morte.

 

Il prigioniero si ricordò che aveva un poco di formaggio, che era per lui una preziosa riserva…ma pensò: “Che farebbe Gesù al mio posto? E perché non dovrei farlo anch’io?”.

 

Certo non fu per questo che la donna sopravvisse, ma ella apprezzò molto quell’atto d’amore.

 

Qualche giorno dopo avvenne un fatto strano, il prigioniero ebbe una visita da uno sconosciuto, il visitatore ad un tratto gli si avvicinò tanto da sembrare che volesse stringerlo a se; cosa voleva dunque egli?

 

Quando lo sconosciuto se ne andò s’accorse che aveva qualcosa nella tasca, un pacchetto!

 

Indovinate cos’era, un pezzo di formaggio tre volte il suo, e molto più buono.

 

Dio rende sempre quello che l’uomo dà a Lui.

 

Il prigioniero concluse… che fu certamente un angelo quello che lo visitò.

 

E’ scritto: “Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi”. (Luca 6:38).

 

 

 

 

tratto dal calendario “Parole di vita” 7/2003     (Torna all'inizio)

 


*La mia abitudine

 

 

“Daniele… entrò in casa sua; e tenendo le finestre

della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme,

tre volte al giorno si metteva in ginocchio,

pregava e ringraziava il suo Dio,

come era solito fare anche prima”

Daniele 6:10

 

 

 

La scena avviene in una camerata di caserma, la prima sera dell’arrivo delle reclute al corpo.

Radio transistor a pieno volume, fumo di sigaretta, frasi più o meno volgari preannunciano già ciò che rischia di essere l’ambiente durante i dodici prossimi mesi, accettato dall’inoperosità.

Approfittando di un momento di calma, un giovane soldato facente parte del contingente appena giungo, si rivolge ai suoi commilitoni:

“Amici miei, dovremo vivere insieme giorno e notte e bisognerà pertanto sopportarci reciprocamente. Ciascuno ha le sue abitudini; tanto vale conoscerle subito. Io ho quella di leggere mattino e sera una pagina della mia Bibbia e di mettermi poi in ginocchio per pregare il mio Dio”.

Silenzio imbarazzato.

Sorpresi e sconcertati, i compagni di camerata sono senza reazioni.

Nessuno ha obiezioni da fare? Bene, allora vi ringrazio”.

Così, fino alla fine del suo periodo di ferma questo credente potè attenersi alla sua abitudine di cristiano fedele.

I suoi commilitoni si conformarono a ciò che tacitamente era stato concordato quella prima sera, spegnendo le loro radioline ed abbassando il tono di voce quando lo vedevano aprire la Bibbia e mettersi in ginocchio.

Questo giovane militare non dimenticava che in primo luogo era tenuto a comportarsi come “un buon soldato di Gesù Cristo” (2 Timoteo 2:3). E la prima qualità del soldato non è forse il coraggio?

“Non aver dunque vergogna della testimonianza del Signor nostro” (2 Timoteo 1:8).

Questa esortazione si rivolge ad ogni credente chiamato ad essere, nella posizione in cui è stato posto, un fedele testimone del Signore.

 

 

 

 

tratto dal calendario “Parole di vita” 8/2000    (Torna all'inizio)

 


*La mula drogata

 

“Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano

al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati

secondo il suo proponimento”

Romani 8:28

 

Roberto aveva dieci anni quando i suoi genitori lo portarono in campagna, nella grande fattoria di alcuni loro amici. 

Stava per finire la seconda guerra mondiale, ed erano tempi difficili, perciò i genitori del ragazzo lo accompagnarono lì, pensandolo più al sicuro. 

La famiglia della fattoria era molto gentile e trattava Roberto come se fosse loro figlio. 

Il ragazzo stava bene, ma sentiva molto la nostalgia di casa, delle sue abitudini, dei suoi amici. 

Quando i suoi genitori andavano a fargli visita era per lui un giorno di festa e non raccontava loro delle sue malinconie.

Il compare, così Roberto chiamava il proprietario della fattoria, gli promise che da lì a poco lo avrebbe portato con sé alla grande fiera di bestiame che si sarebbe tenuta in paese.

Fu una notizia bellissima per Roberto, che lo fece sentire meno solo e meno lontano dalla vita a cui era abituato.

Giunto il giorno tanto atteso, e senza nessuna giustificazione, il compare non portò con sé Roberto, dicendo semplicemente che non era possibile.

Il ragazzo si sentì preso in giro, pianse e si rammaricò molto.

Il compare ritornò senza carro.

La prima cosa che fece fu quella di abbracciare il ragazzo, e piangendo ringraziava Dio per non averlo portato alla fiera.

Era vivo per miracolo.

Alla fiera, il compare, aveva visto una bella mula e cominciò a contrattare con i proprietari.

Chiese se era docile o meno, conoscendo l’indole ribelle e testarda dell’animale.

I padroni della mula, per rassicurarlo, l’accarezzavano e stuzzicavano in più parti del corpo, ma la mula restava buona e tranquilla.

Si convinse e la comprò.

La giumenta con la quale era partito era già stata venduta, così legò la mula al carro e si avviò sulla strada del ritorno.

Fuori dal paese, in una salita, la mula incominciò improvvisamente a correre.

Il compare avvolse le redini alle mani e cercò di trattenerla con tutte le sue forze, ma non ci riuscì.

Egli stesso fu balzato fuori dal carro e trascinato per qualche metro.

Si liberò dalle redini giusto qualche istante prima che una ruota del carro si staccasse facendolo capovolgere.

Fu la fine della corsa anche per la mula perché la povera bestia sbattè la testa su un grosso sasso e morì sul colpo.

I proprietari, disonesti e senza scrupoli, avevano drogato la mula per farla stare buona e tranquilla per qualche ora.

Felici per lo scampato pericolo, tutti ringraziarono Dio per come aveva operato!

Roberto rimase impressionato da quanto raccontato e si vergognò molto per i pensieri che in quel giorno aveva accumulato dentro il cuore: il rancore e l’amarezza verso il compare.

Il Signore ci ascolta sempre, e se a volte, non risponde come vorremmo a qualche nostra richiesta è semplicemente perché ha un piano diverso, sicuramente migliore del nostro.

Il nemico delle anime nostre si infila sottilmente nei nostri cuori e nella nostra testa, inducendoci a dire, a fare e a pensare cose di cui in seguito ci vergogniamo.

Restiamo attaccati al Signore, confidiamo nel Suo amore e ringraziamolo per i pericoli scampati.  

 

 

tratto dal calendario “Parole di vita” 12/2004     (Torna all'inizio)