

GRAZIE AL SIGNORE NE SONO VENUTO FUORI
Quella che segue è una intervista che abbiamo raccolto da un fratello della nostra comunità che ha trovato in Gesù la via d’uscita dal tunnel della droga, gli abbiamo fatto alcune domande per consentirgli di testimoniare a tutti la sua esperienza, se volete ulteriori chiarimenti potete inviarci le vostre domande che gli gireremo per darvi una risposta.

Fratello Domenico Zanni puoi sinteticamente
raccontarci
qualcosa s
ulla
tua famiglia e sul tuo ambiente di vita?
Sono nato a Napoli il 27/9/71 e sono praticamente sempre vissuto ad Afragola (Na), terzo di cinque figli maschi con mio padre impiegato e mamma casalinga. Ho frequentato la scuola fino all’inizio del secondo anno di istituto professionale ad indirizzo commerciale, che ho abbandonato a 15 anni per cercarmi un lavoro, in quanto non ero interessato allo studio ma alle ragazze, di conseguenza avevo una condotta scolastica abbastanza indisciplinata.
Quali amicizie frequentavi allora?
Non trovavo affiatamento con i miei compagni di scuola, mentre avevo stretto una profonda amicizia con due o tre coetanei del mio quartiere.
Come trascorrevate il vostro tempo insieme?
Usavamo fare notte inoltrata raccontandoci le esperienze e le bravate che facevamo con le ragazze, ovviamente per poter uscire con loro, avevamo bisogno di molti più soldi di quelli che potevamo ricevere dai nostri genitori.
Il problema dei soldi era davvero cruciale per noi, avevamo costante bisogno di fondi per poter andare in giro e pensammo “bene” di procurarli commettendo piccoli furti, eravamo interessati agli stereo delle auto, a scippare borse, a prendere motorini ecc.
Quando e perché ti sei avvicinato alla droga?
Uscire con le ragazze ben presto non bastava più a soddisfare il nostro bisogno di provare esperienze ed emozioni sempre più forti. Per questo ci indirizzammo verso le droghe. Avevo 15 , 16 anni e cominciai subito alla grande provando l’eroina e praticandomi il primo di una lunga serie di “buchi”. Inizialmente credevo di essere forte, e di riuscire a “mantenermi” libero di scegliere i tempi e le occasioni per “farmi” Però solo poco tempo dopo mi ritrovai “posseduto” e mi resi conto di non poterne più fare a meno. Per oltre 10 anni ho continuato a bucarmi utilizzando miscugli di eroina e cocaina per ricercare uno “sballo di tendenza”.
Quanto la droga vi costringeva a ricercare ancora più soldi di prima?
Ovviamente il bisogno di soldi era ancora più impellente, vivevamo alla giornata cercando di procurare quanto più possibile per acquistare quella per il giorno corrente e metterne da parte altra per domani, tutto il ricavato delle nostre losche azioni, lo impiegavamo per procurarci la roba, eravamo pronti a tutto e spinti a commettere reati ancora maggiori di quelli fatti in precedenza.
Quali altre esperienze hanno segnato, in modo particolare, la tua vita?
A 18 anni finii per la prima volta in carcere a S. Maria Capua Vetere, dove potei sperimentare lo sdegno dei miei compagni di cella per i drogati, non mi permettevano di prendere il pane con loro, emarginandomi in ogni occasione. E’ strano ma la droga che fuori mi provocava forza e mi faceva sentire importante ed audace, dentro al contrario mi faceva sentire negativamente diverso ed inferiore agli altri
A 25 anni dovetti scontare mesi di arresti domiciliari per ricettazione, la pecora nera della famiglia ero io, tutto il contrario dei miei fratelli, bravi ragazzi che si impegnavano per ottenere un diploma, avevo ormai “marchiato” anche la mia famiglia. Tutto questo perché ero stato “venduto” da coloro che ritenevo amici e che ormai consideravo solo degni della mia vendetta. Solo la morte di mio padre, sopraggiunta improvvisamente riuscì temporaneamente a farmi desistere dai miei proponimenti e ad invogliarmi a cercare una onesta esperienza lavorativa. Il bisogno di drogarmi e le compagnie che continuavo a frequentare purtroppo ebbero il sopravvento sui miei buoni propositi.
Un momento meraviglioso della mia vita è stato quando, frutto dell’amore con la mia compagna, è nata la piccola Desi. Che mi ha regalato la gioia e la grande emozione di diventare padre con l’onere e la responsabilità che questo determina nella vita di un uomo. Infatti in quei giorni ho tentato di rinunciare a “bucarmi” con frequenza, ripiegando sul “tirare” cocaina. Avevo ripreso anche il mio onesto lavoro nell’edilizia, ma non mi ero allontanato dall’ambiente e dalle amicizie precedenti.
In quel periodo la mia gioia era turbata solo dal fatto che, già durante la gravidanza, alla bambina era stata diagnosticata quella tremenda malattia conseguenza della mio errato modo di vivere. Ancora una volta avevo “marchiato” me stesso e tutta la mia famiglia.
Da quello che ci hai raccontato fino ad ora non vi è accenno ad esperienze spirituali, vuoi raccontarci quale è stato il rapporto con Dio in questa fase della tua vita?
Ho ricevuto profondi insegnamenti Cattolici dalla mia famiglia, mia madre era molto assidua nel frequentare la Comunità, mentre mio padre preferiva frequentare poco la parrocchia ma impegnarsi piuttosto in attività sociali. Credevo in Dio ma lo bestemmiavo spesso e quando morì mio padre ebbi un forte senso di avversione nei Suoi confronti, perché non aveva ascoltato le mie richieste di prendere la mia vita di peccatore in cambio di quella del mio buon padre.
Comunque ero attratto da quello che riguardava la croce di Cristo, non a caso quando ero soprappensiero e disegnavo qualcosa su un foglio di carta, senza sapere il perché molto spesso disegnavo una pistola, una siringa e una croce. In quei momenti la croce mi parlava di morte.
Come è avvenuta la tua conversione all’Evangelo?
Era Novembre del 2002 e già da qualche mese, pur continuando la mia vita disordinata di sempre, mi capitava spesso di sentire da dentro un bisogno di qualcosa di diverso, di avvicinarmi al mondo spirituale, ricordo che cominciai a frequentare con una certa insistenza, una chiesetta in periferia e un prete cristiano ortodosso, poi una domenica una sorella amica di mia moglie, mi chiese se volevo davvero conoscere Il Signore e mi invitò al Culto Evangelico che si sarebbe tenuto quella sera nella sua Comunità di Afragola.
Durante il Culto, cominciai a sentire qualcosa che non riuscivo a capire cosa fosse, e decisi di tornare il giorno seguente per capire di cosa si trattasse. Durante la preghiera la mia mente continuava a meditare sulle parole della predicazione; fui come rapito da quella voce che mi ripeteva “Io sono Colui che ti ha formato, tu sei mio”, realizzai in quel momento che Gesù era morto e risorto anche per me, mi sentivo nato di nuovo. Ora quella croce mi parlava della Sua morte e proprio per questo mi parlava dell’amore, del perdono e della vita eterna che stava donando a me povero, afflitto, drogato, malato, bestemmiatore e peccatore.
Da quel giorno come è cambiata la tua vita?
Proprio mentre stavo per arruolarmi nell’esercito del male, sono stato adottato nella famiglia dell’Iddio vivente, in un istante Gesù ha mutato i desideri ed i sentimenti del mio cuore, liberandomi dalla schiavitù della droga e degli altri vizi. La mia principale occupazione dopo la conversione è stata quella di leggere la Bibbia, per conoscere a fondo quale è la volontà di Dio nella mia vita, e di annunciare, a quanti come il mio vecchio uomo, sono nella schiavitù, che esiste un Dio che è potente a risolvere ogni situazione. Lo ringrazio perché mi ha dato la possibilità di parlare di Lui anche a coloro che prima consideravo degni soltanto della mia vendetta.
Oltre alla salvezza quali altre potenti opere ha fatto Gesù nella tua vita?
Per prima cosa è intervenuto in modo meraviglioso sulla mia piccola Desi che dai 18 mesi in poi non è più sieropositiva, poi ha guarito me da perdite ematiche biologiche ed ha fatto fortemente regredire anche la mia malattia.
Mi ha concesso la gioia di regolarizzare il rapporto con la mia compagna e inoltre, mi onora, durante la mia attività di assistenza ad alcuni ammalati anziani, facendomi osservare come Egli opera in tante anime alle quali parlo del Signore ed aprono il loro cuore al messaggio dell’Evangelo.
Se potessi indirizzare un messaggio a coloro che sono ancora schiavi, cosa gli diresti?
“Cercate Dio mentre lo si può trovare, Egli è l’unico potente a liberare e a donare una nuova vita, mediante l’amore che ha avuto per noi, portando su di sé tutti ma proprio tutti i nostri peccati i nostri vizi e le nostre schiavitù.
Ma, più che ascoltare le mie parole, vorrei invitarli a leggere direttamente quelle di Gesù, che sono espresse nella Parola di Dio, la Bibbia, pregando che possano sperimentarle veraci e fedeli anche nella loro vita.”